uCampaign è stato l'asso nella manica di Trump?

uCampaign: potrebbe essere stato questo l’asso nella manica di Trump?

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Per tutta la durata della campagna elettorale americana, Trump è stato criticato per la mancanza di investimenti in personale e analisi dei dati per aumentare l’affluenza in tutto il paese e nei stati in bilico, ma potrebbe aver avuto un asso nella manica…

Parliamo dell’applicazione uCampaign, utilizzata già all’inizio di quest’anno nella campagna presidenziale di Ted Cruz e dal movimento “Leave”, fondamentale nella scelta del “Brexit” del Regno Unito a giugno.

Un impegno diretto con gli elettori è diventato nell’era digitale, un aspetto sempre più critico. Entrambe le vincenti campagne presidenziali di Barack Obama sono state note per il loro approccio tech-savvy agli elettori, mentre la tecnologia ORCA utilizzata da Romney si è schiantata e bruciata (proprio come lui).

E ‘stato sulla scia del fallimento di ORCA che è nato uCampaign. Il creatore Thomas Peters  ne ha spiegato il concetto, davvero molto semplice:

“È possibile scaricare l’applicazione da iTunes o Google Play Store sullo smartphone…”, ha spiegato Peters. “Ciò che questa ci permette di fare è inviare decine, se non centinaia, di migliaia di messaggi individuali alle persone negli stati in bilico che stanno decidendo quale Presidente sostenere”.

ucampaign-app-screenshot“Se ricevo una mail da un partito, non sono particolarmente interessato, potrei ignorarlo oppure potrebbe finire nella cartella spam, ma i messaggi di testo vengono letti ad un tasso del 99 per cento“, ha detto. “I messaggi di testo che riceviamo sono inviati da amici e parenti, quindi se mi arriva un sms da mio fratello che dice: ‘sto sostenendo Donald Trump come Presidente, ecco perché…’, è un messaggio che sono molto più propenso a leggere.

uCampaign non ha solo un approccio da persona a persona. C’è una forte strategia dietro l’applicazione:

“Noi lasciamo che le persone scelgano con chi vogliono condividere il loro pensiero, se in one-to-one, oppure permettiamo anche di optare per una condivisione massiva con tutti i contatti in rubrica”, ha detto Peters.

 

É o non è un asso nella manica che potrebbe aver contribuito all’elezione di Trump?

Ai posteri l’ardua sentenza, ma sicuramente possiamo dire che tecnologia ed engagement hanno contribuito ad un voto che, seppur discutibile – staremo a vedere – è frutto della democrazia.

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