La gamification è spesso attorniata dai social media, altra meravigliosa buzzword dei tempi odierni.
In quanto processo, questa spesso caratterizzata e ritma la vita di tali piattaforme di condivisione e comunicazione. A volte nella struttura base, a volte secondariamente, a volte ancora per vie traverse.
Facciamo una decostruzione ribaltata del concetto.
Media, medium, mezzo. Strumento per cambiare il contesto, renderlo nostro, artificiale. Media ovvero potere. Prometeo fu punito dagli dei appunto per aver donato il fuoco, primo medium per eccellenza, all’uomo. Uomo che diviene a sua volta dio, e creatore.
Social, social network, rete sociale composta da individui legati socialmente, appunto. idea vecchia come il castrum romano, idea nuova come il web 2.0 e l’ingegneria sociale.
I social media sono di base l’ambiente di riferimento che la gamification incontra. E sono un ottimo fronte, a conti fatti. Perché potenziano e trasformano le reti sociali che ci circondano con la propria “ecologia” di sistema.
Inoltre, impongono linguaggi, capsule di contenuto, grammatiche del tutto peculiari. Meme, GIF, o Mashup sono consolidati attraverso e per questo.
Infine, sono sempre più la base del muoversi online. Una gamification che sfrutta Facebook e Twitter, ma anche Instagram e WhatsApp, atterra su un terreno fertile. Questo vale per grandi e piccini, che preferiscono i social media mainstream a quelli specializzati, spesso migliori ma meno nelle corde.
I processi che li riguardano CI riguardano. Ora parliamo per immagini, classifichiamo contenuto tramite tag system, migriamo su mobile perché mobile è ovunque.
Le loro feature sono lettere di un alfabeto in espansione. Non sempre prolifica, quanto ramificata (il cimitero dei social cresce quasi di paro passo alle varie apoteosi).
Il loro consumo non è omogeneo. Nei paesi arabi Twitter, Instagram e Pinterest hanno poca fortuna ma Internet è considerato un essenziale spazio di espressione e fonte di notizie. In Cina, WeChat e QQ dominano la scena, e la maggioranza di noi neppure li conosce.
La gamification deve partire da qui, per poi evolversi. Anche perché strategie ludiche possono essere imbastite anche attraverso i meccanismi delle piattaforme social più amate tenendo a mente la nostra audience. Soprattutto perché il gioco è, fin dai primordi, attività sociale e slancio condiviso.

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