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Collapse – la società è morta, viva la società

The Division è un action game con spruzzate ruolistiche servito con salsa MMO (Massive Multiplayer Online). Pubblicato da Ubisoft nel 2016 per PC e le maggiori console casalinghe, ha macinato consensi e vendite in giro per il mondo e continua a essere rivitalizzato con espansioni e aggiunte periodiche.

Lo scenario è la classica “non-più-familiare” New York, colpita da un’epidemia nel fantomatico Black Friday. Ordine e bon ton sono ricordo lontano, la società è collassata e criminali e saccheggiatori si aggirano per le strade. Ed eccoci entrare in scena, agenti della Division, cellula federale con il compito di salvare il salvabile.

Applausi per l’originalità dello script, please.

[clap clap clap]

Ben gentili. E comunque il tutto funziona, sia chiaro. Portiamo questo case study alla vostra attenzione non tanto per i meriti ludici che lo caratterizzano, quanto per Collapse, advergame che ne ha anticipato l’uscita facendoci entrare in sintonia con il clima rilassato post 9/11 che lo permea.

Collapse ci pone davanti a semplici scelte testuali (sei stato infettato, dove vai?) che portano inevitabilmente alla fine del mondo, visualizzato attraverso una mappa asciutta ma fin troppo realistica del globo. A sancire l’effetto, ci viene chiesto dove residiamo per personalizzare l’inevitabile apocalisse. E’ questione di tempo, un valzer di timer, dati e vittime ed eccoci pronti per la vera esperienza nelle strade, armati di tutto punto, pompati e implacabili con The Division.

A livello di meccaniche fratello maggiore e minion minore condividono poco, anzi nulla.

A livello di world narrative (respiro del mondo), sono perfettamente coesi. Collapse introduce il setting in maniera realistica, frugalmente cruda, isotopia testuale ripresa poi da The Division che mantiene i riferimenti verosimili e non offre speranza di un ritorno, quanto una chance di redenzione.

Allo stesso tempo, pone in essere un cambio di ruolo. In questo advergame siamo vittime inconsapevoli ma anche spettatori gaudenti (sono molto euforico) di questo terrificante collasso. La hit di Ubisoft ci fa impattare al suolo, ma per salvare quei civili che un tempo abbiamo impersonato, anche solo per qualche click.

Questo insegna che per combinare due esperienze, mediate o meno, gamificate o altro, bisogna prima tracciare un ponte coerente e orientato.

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