CDO (Chief Digital Officer): quando la digital innovation si scontra con la burocrazia della PA

Chief Digital Officer… questo esimio sconosciuto…

Dopo circa un anno di attività, la Commissione Parlamentare d’inchiesta che si sta occupando della questione della mancata digitalizzazione nella Pubblica Amministrazione (PA), ha presentato le conclusioni delle proprie indagini. A quanto pare, la PA non ha rispettato le disposizioni del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) approvate nell’ormai lontano 2005. Purtroppo, a causa di queste e di precedenti inosservanze alla normativa preesistente, si è accumulato un ritardo di almeno venticinque anni nel passaggio alla gestione amministrativa digitalizzata.

Ci sono numerose cause, ma le principali sembrano essere due. La prima riguarda una certa refrattarietà del sistema burocratico italiano ad accettare il passaggio al digitale. E ve ne avevamo già accennato in un precedente articolo. Mentre la seconda riguarda l’assenza in quasi tutte le amministrazioni di quello che possiamo definire come il “Chief Digital Officer” (o CDO).

Riguardo la prima causa, sembra che la soluzione non possa che passare attraverso l’opportuna formazione del personale amministrativo, soprattutto quello generico. Quest’ultimo deve divenire conscio dei numerosi vantaggi offerti dal passaggio al digitale, in modo da non vivere lo stesso come una forzosa imposizione calata dall’alto. Ciò comporterà in prospettiva una minore “resistenza” dell’apparato burocratico ad avvalersi dei nuovi strumenti per l’amministrazione digitale.

Per la seconda, la questione rimane aperta, non essendo stata individuata, al momento, una strada da percorrere.

Il responsabile unico della transizione alla modalità operativa digitale, quello che abbiamo definito con la dicitura CDO, è una figura professionale istituita e resa obbligatoria dal CAD.

Ma nella relazione finale della commissione si lascia intendere come le amministrazioni abbiano completamente disatteso lo spirito e la volontà del legislatore. In particolare, la disposizione riguardante l’istituzione dei CDO è stata spesso del tutto ignorata.

CDO a costo zero: evidentemente una pessima idea…

Enza Bruno Bossio (PD), la relatrice della commissione, ha fatto notare come: “solo in seguito alle ripetute richieste da parte della Commissione si sono ottenuti i primi risultati sul Chief Digital Officer, anche se, pur richiamando l’articolo 17 del CAD, molte delle nomine non sembrano rispettose della normativa, perché le strutture dirigenziali non sono di tipo generale, mostrando di concepire ancora il digitale come sussidiario e non strategico, oppure per carenza di competenze, deducibile dai curricula vitae degli incaricati”.

La scelta del legislatore di attingere alle risorse umane già presenti nella PA, e quindi a costo zero, pare dunque non essere stata premiante.

Si aprono adesso nuove prospettive. La stima dei costi relativi alla mancata transizione all’amministrazione digitale propende per cifre rilevanti. Si parla di svariati miliardi di euro. Diviene pertanto improcrastinabile la necessità di ricorrere alla figura del CDO. Nel caso le competenze in seno alla PA non siano sufficienti ad individuare le professionalità adatte a ricoprire tali incarichi, diverrà probabilmente necessario rivolgersi all’esterno per ricercare quelle stesse competenze. In questo senso, potrebbe prendere corpo un nuovo settore per le consulenze private collegato alla transizione all’amministrazione digitale.

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