Free Rice contro la fame nel mondo.

Come ben sappiamo, il gioco ha la capacità di interessare i giocatori e di mantenerli concentrati in uno o più specifici compiti che essi cercano di portare a termine all’interno di quello che può essere definito lo “spazio di gioco”. Mentre compiono le azioni previste dalle meccaniche di gioco, essi partecipano al gioco stesso e si divertono.

Provate ora ad immaginare se una qualsiasi delle azioni compiute all’interno del contesto (…o dello spazio) di gioco fosse effettivamente ed efficacemente in grado di aiutare qualcuno nel mondo a migliorare la propria qualità di vita.

Questo è, in soldoni, il potere ultimo della gamification, ed anche il motivo per cui andiamo a parlarvi di Free Rice. Quest’ultimo è un gioco patrocinato dal World Food Programme, il cui scopo è raccogliere fondi contro la fame nel mondo.

La front-page del sito-web su cui è basata l’applicazione ludica riportava fino a poco tempo fa un’indicazione allarmante: “20 milioni di persone sono sull’orlo della denutrizione. È tempo di agire.“.

Nello specifico, l’arma con cui il giocatore può combattere fame e denutrizione è, appunto, il gioco.

La consapevolezza di usare un gioco per aiutare altre persone…

Approdando nel sito-web di Free Rice, ci si imbatte in una serie di quiz, proposti al player nel campo che si trova al centro dello schermo. Free Rice, in effetti, utilizza quiz, punteggi e classifiche per tenere alta l’attenzione del giocatore. Il visitatore può rispondere a molte domande su differenti argomenti d’interesse. Ad esempio vocabolario e grammatica, cultura generale e umanistica, matematica, chimica e geografia. La lingue disponibili sono l’inglese (ovviamente), il francese, l’italiano, lo spagnolo ed il coreano. Rispondere correttamente (…o anche incorrettamente) alle domande aiuta il giocatore a migliorare le proprie conoscenze nelle aree d’interesse proposte. Inoltre, più si gioca, più fondi vengono girati al World Food Programme.

Il denaro viene, in realtà, donato dalle aziende i cui banner pubblicitari compaiono nel sito-web nel corso del gameplay. Ma il giocatore ha la netta sensazione di essere parte attiva in causa, visto che una piccola quota dell’entità totale della donazione dipende da come e quanto egli abbia giocato. Le domande diventano più difficili mano a mano che si continua a rispondere correttamente (…un po’ come in “Chi vuol essere milionario?“). Ma se un utente sbaglia, diventano successivamente più semplici. Questo avviene per mantenere costante l’afflusso di fondi all’ente caritatevole: l’utente comunque non lo sa e fa fatica ad accorgersene. Il developer del gioco ha voluto quindi mantenere un certo bilanciamento tra le abilità del giocatore ed il livello di sfida proposto dal gameplay, in modo da non scoraggiarlo. Le aziende che donano sono a conoscenza di questo “trucchetto” nelle meccaniche del gioco, ma lo accettano di buon grado, dato che l’appoggio al World Food Programme le aiuta a migliorare la percezione del proprio brand nelle opinioni dell’utenza generica (…soprattutto quella che, in questo caso, visita il sito-web di Free Rice).

Ci sono poi classifiche che consentono ai giocatori di “competere” tra di loro. Anche attraverso l’affiliazione a gruppi di player, cosa piuttosto gradita ai gamer moderni.

Si tratta di un progetto di “gamificazione” non troppo complicato, ma, evidentemente, molto efficace. È, inoltre, un buon esempio di come la gamification dovrebbe essere utilizzata.

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