L’aflatossina: un killer semi-sconosciuto…

La multinazionale Mars, nota al grande pubblico per i suoi prodotti dolciari (Mars, Twix, M&M’s, ecc…) e per quelli legati all’alimentazione degli animali domestici (Whiskas, per citarne uno…), per elevare la percezione del proprio brand negli acquirenti, ha deciso di aiutare la ricerca scientifica nel campo alimentare.

In particolare, ha deciso di patrocinare gli studi scientifici sull’eliminazione dell’aflatossina. Quest’ultima è una tossina naturale prodotta da alcune tipologie di muffe. Esse infestano determinate specie di cereali e frutta a guscio (…quella che chiamiamo volgarmente frutta secca). Si è scoperto che questa tossina è responsabile dell’insorgenza di alcuni tipi di carcinomi al fegato, se assunta continuativamente per lunghi periodi (anche se in minime quantità). Inoltre, è stato dimostrato che la stessa ha un impatto negativo sul sistema immunitario, incapacitando talvolta l’azione immunizzante dei vaccini. Riduce anche l’assorbimento delle vitamine da parte dell’organismo. Si calcola che almeno 4,5 miliardi di persone nel mondo siano cronicamente esposte a questa sostanza. E soprattutto senza esserne a conoscenza. Non sono certo esclusi i paesi industrializzati. In effetti, le muffe che la producono colpiscono non solo le piante da raccolto, ma anche il raccolto cerealicolo stoccato nei magazzini in attesa di utilizzo.

Inoltre, la sostanza può entrare nella catena alimentare umana anche da un’altra porta: se il raccolto contaminato o suoi derivati vengono utilizzati per nutrire animali da latte o da macello, la tossina finirà comunque nel latte o nella carne destinata all’alimentazione umana.

Questo, naturalmente, è un grosso problema anche per l’industria alimentare (…da cui l’interesse di Mars per la questione).

Gamification applicata alla ricerca scientifica…

In molti paesi sono stati imposti limiti legislativi severi alla presenza di aflatossina nel cibo. Attualmente, tuttavia, non è possibile eliminarla del tutto. E, oltretutto, i controlli per identificarne la presenza, per quanto scrupolosi, non possono essere effettuati su tutta la produzione, ma solo a campione. Sarebbe dunque opportuno trovare una soluzione innovativa a questa problematica.

L’idea che si sta tentando di implementare riguarda l’individuazione e successiva ingegnerizzazione produttiva di un enzima capace di degradare la tossicità dell’aflatossina.

Mars, in collaborazione con alcune università americane, ha dato il via ad un progetto sulla piattaforma Foldit, che usualmente propone alla propria utenza giochi e rompicapi a carattere scientifico e di cui abbiamo già parlato in questo articolo.

Denominato Aflatoxin Challenge, il progetto è stato lanciato alla metà di ottobre scorso. Esso verte sulla release in step successivi di una serie di rompicapo logici che consentiranno all’utenza di “progettare” un modello – si spera – funzionante dell’enzima “spacca-aflatossina“.

Un traguardo importante per la scienza alimentare, che forse si otterrà attraverso il gioco.

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