Nel senso tradizionale, se vogliamo classico, del termine, il setting educativo e’ luogo di trasmissione. L’instructor consegna l’informazione, lo studente assorbe e, nel caso, fa i propri compiti a casa. Il tempo viene speso per informare, piuttosto che insegnare attivamente.

Da diversi anni a questa parte tuttavia un diverso approccio si sta diffondendo, soprattutto in quei settori che, piuttosto che nozioni statiche, mirano a migliorare soft skill e strategie cognitive.

La tecnica della flipped classroom si basa sull’esporre lo studente ai contenuti PRIMA della lezione, in modo da sfruttare il tempo a disposizione per discutere, testare, provare.

Il docente diventa facilitatore, lo studente attivo e sul lungo periodo autonomo e responsabile.

Questa tecnica viene utilizzata in ogni ambito educativo, dalla scuola primaria allo sviluppo professionale.

Le implicazioni non solo solo di forma, ma anche di concezione. La classe viene ribaltata, il coach gira, motiva, ascolta le singole necessità, acquisisce il polso della situazione. Nel modello tradizionale, il tutto si riduce a presentazione e reiterazione.

La gamification gioca un duplice ruolo nella flipped classroom. Da un lato può rappresentare l’input iniziale da esperire in remoto per poi parlarne dal vivo od espandere i temi con attività ulteriori. Sistemi ludici semplici possono fornire un ottimo modo per innescare il dibattito e attirare da subito l’attenzione dei propri clienti/studenti (come ho fatto recentemente in Reno intervenendo alla NASAGA conference di quest’anno).

Oppure, sessioni di gioco possono essere pianificate per il momento face to face in seguito a (e in relazione con) precedenti materiali. Questo in modo da alleggerire il “peso” del setting up ludico, che spesso porta via minuti preziosi.

Le soft skill sono probabilmente l’ambito maggiormente interessato a un simile intervento, poiché muovono al learning by doing piuttosto che affidarsi a nozioni e concetti.

Ci sono certamente rischi, su tutti il non essere in grado di gestire i momenti in presenza e il mancato impegno fuori dal contesto di apprendimento. Eppure tale autonomia risulta spesso un invito efficace, anche perché lo studente può regolarsi, seguire il proprio, ed essere particolarmente coinvolto dall’idea di prepararsi non per una lezione ma in vista di un gioco, un confronto, una gara.

Basilari consigli sono quelli di prepararsi al meglio, fornire contenuti in remoto (anche di diverso formato per permettere la scelta’) non troppo invasivi e adeguarsi alla vostra audience.

Se volete saperne di più,  siamo qui.

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