Ban statunitense per Huawei e ZTE

Il successo di Huawei infastidisce diverse aziende statunitensi…

Qualche tempo fa si era parlato in questo stesso contesto del successo di vendite di Huawei, che aveva portato l’azienda cinese a superare persino l’americana Apple.

Si ipotizzava dunque una strategia di lungo corso atta a fronteggiare i colossi statunitensi, basata sulla famiglia di nuovi processori Kirin (…prodotti dalla controllata HiSilicon), destinati ad equipaggiare tutti i nuovi smartphone cinesi, e ad essere venduti anche a terze parti in sub-fornitura, al fine di saturare il mercato e renderlo meno permeabile ai chip statunitensi. Di più, una volta imposti i propri chipset a livello mondiale, l’azienda potrebbe anche decidere di sviluppare sistemi operativi proprietari e software dedicati, naturalmente “made in China”, per contrapporsi, ad esempio, ai più noti Android, Windows e iOS (…e si vocifera che, lontano dai riflettori, qualcosa del genere stia già venendo messo a punto).

Tuttavia, i sogni di gloria di Huawei potrebbero presto scontrarsi con la spiacevole abitudine statunitense al “ban” protezionistico.

In effetti, gli U.S.A. sono solitamente piuttosto rapidi nell’imporre a livello globale la propria produzione tecnologica di punta, additando spesso le misure protezionistiche doganali di questa o quella nazione come un intralcio al libero mercato ed alla concorrenza globale… almeno fino a quando riescono a vendere in situazione di “quasi-monopolio” i loro prodotti. Quando le aziende di qualche stato estero si azzardano a concorrere sul loro stesso terreno, o peggio, gli portano la concorrenza in casa, ecco che, improvvisamente, gli strenui sostenitori del libero mercato si trasformano, non diversamente da quel che accade in altri paesi (…e magari pure con un filo di malcelato razzismo), in accaniti custodi dell’industria nazionale al motto di “buy american” o di “fuori gli stranieri!“.

I cinesi… questi spioni!

Come era logico attendersi, le aziende americane si sono accorte del rampante concorrente asiatico, e, recentemente, hanno cominciato a fare pressioni sul Congresso affinché introduca alcune misure protezionistiche a svantaggio di Huawei. In particolare, una nuova proposta di legge attualmente al vaglio del Congresso propone un ban preventivo che impedisca a qualsiasi istituzione facente capo al governo statunitense di acquistare apparecchiature prodotte da Huawei o dalla sua controllata ZTE, o di mettere a contratto fornitori di servizi che utilizzino equipaggiamento elettronico prodotto dalle stesse due aziende. In questa maniera, si tenderebbe ad estrometterle dagli appalti per le forniture governative. La motivazione ufficiale addotta riguarda la materia della sicurezza dei dati sensibili di pertinenza del governo, adombrando il sospetto che le aziende cinesi facciano direttamente capo al Partito Comunista Cinese, potendosi trasformare all’uopo in sinistri vettori spionistici tramite i prodotti commercializzati sul suolo americano. E la proposta di legge in questione ha pure il completo appoggio di Michael Conaway, l’incaricato governativo delle investigazioni riguardanti le supposte interferenze della Russia nelle ultime elezioni statunitensi. Peccato che, finora, gli unici pescati a spiare i dati altrui sfruttando la tecnologia prodotta in casa siano stati proprio gli U.S.A. insieme ad alcuni loro alleati storici… Insomma, nel nuovo mercato globale c’è comunque chi continua a predicare bene e razzolare male…

 

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